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Comune di Prato

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11/09/2006 14:44
Economia La lezione di Romagnoli in apertura del seminario di Artimino

«Prato non può rinunciare ai suoi tratti tipici»

Il primo cittadino: «L'economia locale non può trasfigurarsi in un distretto etnico»
«C'è bisogno di legalità perchè il nostro futuro non è nella costituzione di un distretto “parallelo” di natura etnica». La lezione inaugurale della sedicesima edizione degli “Incontri pratesi sullo sviluppo locale” era intitolata «Prato: la trasformazione di una città industriale» ed è stata svolta nel Salone consiliare del Palazzo comunale dal sindaco Marco Romagnoli, in apertura delle giornate di studio dedicate allo “sviluppo locale”, dal pomeriggio in corso ad Artimino alla villa La Ferdinanda. Il sindaco ha tracciato il percorso compiuto nell'ultimo quindicennio dal distretto tessile, con la novità rappresentata da quel «distretto parallelo, autosufficiente, che dialoga direttamente con i paesi Ue e la Cina, ma non ha le tipiche interrelazioni socio-culturali col resto del sistema locale», che per dirla col professor Giacomo Becattini, vero ispiratore dei seminari di Artimino, «costituiscono il valore aggiunto, la peculiarità, dell'idea stessa di distretto». E' stato proprio il professor Becattini a compendiare, nel suo saluto, l'esperienza di Artimino e la fatica ad affermare, anche nella scienza economica, un'altra categoria interpretativa: l'economia distrettuale. Un'idea che invece ha poi preso campo, tanto da aprire la strada ad un nuovo campo di studi, denominati “sviluppo locale”, e a politiche concrete, basate sulla sintesi tra industria e territorio, che a detta dello stesso Becattini «nessun governo si è preoccupato di perseguire». Certo il distretto, compreso quello di Prato, ha subito forti modificazioni. E la parola “crisi” domina il dibattito. Nella realtà Prato ha ancora numeri di punta «ma chi era abituato - dice il sindaco - ad avere tassi di occupazione nell'industria del 70%, scendere al 45%, che pure è ancora una percentuale elevatissima, non può che percepirsi in crisi». L'economia locale, e lo stesso Paese, non possono però rinunciare al manufatturiero, anche nell'era globale. E se la città, per usare un'altra espressione del sindaco, «si è vista sbarcare il mondo in casa», con un chiaro riferimento alla consistente immigrazione, «non per questo può rinunciare a mettere insieme economia e società, a salvaguardare, in condizioni nuove, certe peculiarità proprie dell'economia distrettuale». Insomma - è evidente il sottinteso - le relazioni socio-culturali del distretto non possono trasfiguarsi in un'economia di tipo etnico. Come fare? Il sindaco ha indicato le azioni che il Comune sta intraprendendo, ad iniziare dalla definizione di uno scenario strategico, che poggia sulla revisione degli strumenti urbanistici e su una dimensione di area metropolitana. Con un obiettvo chiaro: «Colpire la rendita, perchè Prato deve mantenere una vocazione industriale».
967/06

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