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Comune di Prato

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15/02/2017 15:18
Ciambellotti Mariagrazia Inclusione Si è svolto oggi, nella scuola di via Santa Caterina, l'evento conclusivo del progetto. Presenti l'assessore Ciambellotti e la dirigente scolastica Dibuono

I bambini dialogano con la custode grazie alla lingua dei segni

Accade alla scuola primaria Cesare Guasti, dopo l'iniziativa realizzata nell'anno dedicato all'inclusione

Si è chiuso oggi il laboratorio di Lingua dei Segni (Lis) alla scuola primaria Cesare Guasti, un progetto che è stato il frutto della collaborazione tra l’Istituto Comprensivo Marco Polo, il Comune di Prato e l’Ente Nazionale Sordi. L’iniziativa, realizzata nell’anno dedicato all’Inclusione, è stata inserita pienamente nell’azione culturale e formativa della scuola, volta a dare contenuti e riscontri concreti all’obiettivo di una maggiore e più adeguata inclusione di tutti i soggetti che quotidianamente partecipano alla vita dell’istituzione.

L’istituto da anni promuove le buone pratiche in tema di diversità, a partire da quelle culturali e linguistiche per garantire la piena partecipazione di tutti  i suoi alunni e per creare un contesto di vita e di lavoro realmente inclusivo e reciprocamente arricchente, nel quale nessuno perda una parte di sé, ma che al contrario, a ciascuno offra l’opportunità di arricchirsi dell’altrui esperienza, caratteristiche e peculiarità.

La proposta di un laboratorio in cui i bambini potessero imparare i primi elementi della lingua dei segni è nata dalla concomitanza di due eventi: la progettazione di attività in previsione della celebrazione della giornata internazionale della lingua madre, che si terrà nell’Istituto il giorno 25 febbraio con un’apertura straordinaria della scuola, e la volontà dei bambini della Guasti di comunicare con una delle custodi, in organico al plesso, che si esprime con la Lingua Italiana dei Segni.

Sono stati i bambini a tracciare la strada da percorrere in tema d’inclusione: già nei precedenti anni, al mattino, quando la collaboratrice scolastica, comunicante con il LIS, entrava in classe, gli alunni nel volerle augurare il buongiorno ne imitavano i gesti e poi, hanno iniziato a chiedere in modo sempre più pressante di essere istruiti sulla modalità di comunicare altre brevi frasi come “grazie”, “come stai?”, “buon pomeriggio”, “ci vediamo domani”. Le insegnanti notavano che ciò entusiasmava e incuriosiva anche i bambini i più timidi che si impegnavano nell’apprendere la nuova “lingua”che dà “voce” ad una minoranza, ed è straordinaria perché tocca la sensibilità di ciascuno, è complessa perché fatta di gesti, di espressioni del volto e di un silenzio vigile, e valorizza l’osservazione e l’attenzione rivolta all’altro,  il quale solo se è guardato è “ascoltato”. Affine al gioco teatrale, stimola la memoria e la capacità mimica, anche i più insicuri riescono facilmente ad appropriarsene.

L’attività del LIS ha permesso di avviare un processo di scambio, a doppio senso, tra due mondi, quello degli udenti e quello dei non udenti, soggetti che, annullata la distanza generata dall’incomunicabilità, quotidianamente vivono nello stesso contesto scolastico nel reciproco rispetto dei propri bisogni e nella completa condivisione e collaborazione.

Grazie alla collaborazione che la Dirigente Angelina Dibuono  ha tessuto con l’assessore alla Pubblica istruzione Maria Grazia Ciambellotti e Mauro Papi, presidente dell’Ente Nazionale Sordi, la richiesta si è trasformata in proposta ed è diventata poi il laboratorio di 10 incontri per una classe seconda e per una terza. Un’entusiasmante esperienza di apprendimento comunicativo con la docente Rossana, che ha saputo coinvolgere bambini ed gli insegnanti, ed ha potuto avvalersi dell’assistenza della collaboratrice scolastica che in quelle occasioni “è salita in cattedra” per insegnare, in un clima di vivace partecipazione.

Gli alunni hanno imparato a “segnare” (così “parlare” nella LIS): il proprio nome, le principali forme di saluto e di presentazione, la famiglia, l’alfabeto, i colori, i numeri, gli animali, e persino alcuni canti e filastrocche. Quest’ultime sono state il veicolo con le quali gli stessi alunni  sono diventati “formatori” dei compagni di classi parallele.

Sarà il saluto e il ringraziamento della Dirigente all’assessore alla Pubblica istruzione a concludere il percorso, ma insegnanti e bambini hanno già espresso il forte desiderio di poter proseguire il laboratorio perché hanno fatto esperienza che includere vuol dire saper stare insieme andando oltre le proprie diversità o difficoltà, oltre le parole e il loro suono e che ciò  ci fa sentire straordinari.

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