28/06/2026 12:35
Lavoro
Il Comune di Prato tra i promotori dell'introduzione dell'art. 18 ter nel Testo Unico dell'Immigrazione per dare una via d'uscita alle vittime
Sfruttamento del lavoro e caporalato, il sindaco Biffoni e il vicesindaco Blasi: "Lo Stato deve fornirci strumenti concreti per prevenire il fenomeno e favorire la sua emersione"
Biffoni e Blasi ringraziano la magistratura, l'Ispettorato del lavoro e le Forze dell'Ordine per l'indagine che ha portato all'arresto di un imprenditore che aveva ridotto in schiavitł 16 operai, ma chiede al Governo pił strumenti
Il sindaco Matteo Biffoni e il vicesindaco Diego Blasi ringraziano
la Procura di Prato, i Carabinieri e l'Ispettorato del lavoro, che
partendo dalla denuncia di un operaia finita in ospedale per le
percosse del titolare dell'azienda in cui lavorava, sono riusciti a
far emergere le condizioni di sfruttamento in cui vivevano 16
persone, con turni massacranti e paghe da fame. Un quadro
gravissimo, in cui sia il sindaco che il vicesindaco con delega
all'Immigrazione, oltre all'accertamento delle
responsabilità penali da parte delle Forze
dell'Ordine, rimarcano il ruolo dei Comuni per l'emersione e
la lotta al fenomeno dello sfruttamento lavorativo, con strumenti
come l'articolo 18 ter del Testo Unico sull'Immigrazione che
disciplina il permesso di soggiorno in caso di caporalato, di
cui il Comune di Prato è stato
promotore . "Ringrazio la Procura, l'Ispettorato del
Lavoro e le Forze dell'Ordine per l'indagine che ha
portato all'arresto dell'imprenditore che sfruttava il lavoro
di 16 operai ridotti in schiavitù - dice Biffoni -
Questo ci mette davanti al fatto che non possiamo fare passi
indietro nella battaglia per proteggere la legalità e
l'economia sana nel nostro distretto: è necessario che le
istituzioni locali e lo Stato continuino a fare squadra contro chi
lucra sullo sfruttamento calpestando la dignità umana, la
concorrenza leale e le leggi che regolano la società e il
mercato del lavoro. A Prato non c'è e non ci sarà mai
spazio per chi fa extraprofitti sulla pelle dei lavoratori e
infrange le regole della concorrenza leale. Proprio per
casi drammatici come questo è previsto uno strumento
giuridico fondamentale: l’articolo 18-ter del Testo Unico
sull’Immigrazione, una norma nata proprio per spezzare il
ricatto dei datori di lavoro disonesti garantendo una via d'uscita
sicura ai lavoratori stranieri che scelgono di denunciare i propri
sfruttatori o che cooperano nel procedimento penale contro di essi.
Da anni il Comune, in collaborazione con Procura, Prefettura,
Ispettorato del Lavoro e Forze dell'Ordine, è impegnato
nella costruzione di una rete antisfruttamento e di protezione per
chi vuole uscire dal sistema illegale. E' stato inoltre tra gli
Enti promotori dell'introduzione di questa misura giuridica
nell'Ordinamento italiano: il 18 ter potrebbe essere la chiave di
volta per scardinare questo sistema criminale, ma servono risorse e
sostegno da parte dello Stato. Fa sorridere l'intervento del
ministro Calderone che da una parte ringrazia la Procura, ma
dall'altra si dimentica di fornire ai territori e alle istituzioni
locali quelle competenze di cui abbiamo grande bisogno: se si vuole
che le vittime denuncino è necessario rafforzare gli
organici di Questura e Forze dell'Ordine per dar seguito a quelle
denunce rapidamente ed efficacemente". Concetti ribaditi
anche dal vicesindaco Blasi: "E' necessario dare una lettura
completa di un fenomeno complesso in cui il lavoro di indagine,
accertamento e perseguimento degli aspetti penali è un
aspetto importante, ma di sicuro non il solo - afferma Blasi
- Il Comune da anni è impegnato su tutti i fronti per creare
una rete di emersione del fenomeno e accoglienza delle vittime, a
partire dallo sportello antisfruttamento istituito presso
l'assessorato alle Politiche per l'Immigrazione di via Roma, un
punto di approdo importantissimo per chi è nella morsa di
questo sistema criminale. Il 15 ottobre scorso è stato
firmato il Protocollo d'intesa con la Procura per il
contrasto allo sfruttamento lavorativo degli stranieri, ma di fatto
attualmente l'unico strumento di cui concretamente
dispongono i territori è la rete di accoglienza SATIS,
che attualmente in Toscana dispone di pochi posti. Invitiamo quindi
il Ministero a fare un ragionamento serio e organico sul problema
dello sfruttamento dei lavoratori. Come Amministrazione comunale
noi ci siamo e continueremo a fare la nostra parte supportando i
percorsi di accoglienza e integrazione. Vogliamo che Prato sia un
modello di legalità e che nessun lavoratore debba più
scegliere tra la schiavitù e la paura dell'espulsione."
cb
303/26
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