Prato Estate 2026, "I nomi, l’ultima notte di Giancarlo Siani"
Lunedì 27 luglio alle 21.30 alla Corte delle sculture la rassegna Prato Estate 2026 propone lo spettacolo I nomi – l’ultima notte di G iancarlo S iani a cura di Linguaggicreativi con Francesco della Volpe.
I
nomi – l’ultima notte di
G
iancarlo
S
iani nasce dalla volontà di raccontare
Giancarlo Siani senza celebrarlo, sottraendolo alla retorica
dell’eroe e restituendolo alla sua dimensione più
umana e più scomoda: quella del dubbio per eccellenza
– essere o non essere.
Lo spettacolo racconta il coraggio di Siani non come gesto
epico, ma come necessità quotidiana, come atto quasi
inconsapevole, come scelta che nasce dal mestiere del giornalista e
dall’etica prima ancora che dalla volontà di
“sfidare” qualcuno. Una necessità di dire, di
riportare la realtà per quella che è, di svelare il
taciuto di cui tutti sanno. Revelāre significa letteralmente
“togliere il velo”, “scoprire ciò che
è coperto”, “rendere visibile ciò che era
nascosto”. È interessante, anche sul piano
drammaturgico, che rivelare non significhi inventare, ma mostrare
ciò che già c’è. Nel contesto di questo
lavoro su Siani, rivelare coincide con un atto etico: non
aggiungere nulla, non gridare, ma alzare il velo, assumendosi la
responsabilità di ciò che apparirà.
I N
omi ha anche un’altra valenza, quella
di ricordarci che Giancarlo Siani è solo uno dei tanti nomi
che rischiamo di dimenticarci; la nostra memoria col passare del
tempo archivia le persone del passato e le rammenta solo attraverso
celebrazioni o nomi di vie. Ma quei nomi sono vivi, questo vogliamo
dire, sono sempre sotto la nostra pelle, con le loro storie ci
accompagnano nelle nostre scelte e nelle nostre istanze di
libertà. Non è un caso che lo spettacolo abbia
debuttato in occasione della Giornata nazionale della memoria e
dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Giancarlo Siani è una di quelle.
La vicenda prende avvio nel 2011, quando un ragazzino di undici anni guarda, col padre, in televisione l’arresto del boss dei Casalesi Michele Zagaria. Quelle immagini riaprono nel padre un ricordo mai raccontato: da bambino aveva assistito all’omicidio di Giancarlo Siani sotto casa, il 23 settembre 1985.
Davanti allo stesso schermo si incontrano due sguardi: chi ha
visto la violenza da vicino e chi la conosce solo attraverso la
cronaca. Il racconto diventa così un passaggio di testimone
tra generazioni, un’indagine sulla memoria, sulla paura e sul
peso dei nomi. Lo spettacolo trasforma un fatto storico in
esperienza presente, interrogando il rapporto tra verità,
responsabilità e futuro.
Lo spettacolo utilizza un registro di commedia e di forte
interazione col pubblico per rivelare proprio con la sua struttura
e il suo linguaggio, il carattere di un Siani privato, un ragazzo
pieno di energia, con un coraggioso sguardo sul futuro troppo
presto spento dalla camorra.
In scena Francesco della Volpe, giovane attore neo diplomato alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, che interpreta il figlio e, a partire dall’omicidio Siani, rivive la Napoli di quegli anni, sia la collusione tra le istituzioni e la camorra, sia l’esplosione culturale e musicale che hanno caratterizzato gli anni 80 e il nostro presente.
Lo spettacolo è un monologo, la scena è
essenziale. La città entra attraverso i suoni: rumori
urbani, radio, musica, frammenti di un tempo che non è mai
del tutto passato. Il centro drammaturgico non è
l’omicidio, ma il momento precedente: il dilemma editoriale.
Il dubbio di Siani — lo metto o non lo metto questo
nome? — diventa il dubbio del protagonista, che lo attraversa
come se fosse suo.
In alcuni momenti l’attore presta la voce a Siani,
solo attraverso frammenti autentici dei suoi articoli, senza mai
“interpretarlo” pienamente. Siani resta una presenza
laterale, una voce che attraversa il tempo.
Non è uno spettacolo sulla morte di Giancarlo Siani,
ma sulla vita che continua a essere interrogata da quella morte.
È un lavoro che chiede allo spettatore di uscire senza
risposte definitive, portando con sé una domanda semplice e
scomoda: io, oggi, quel nome lo metterei?
Evento a i ngresso libero fino a esaurimento posti.
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