Scuola e integrazione, il sindaco Biffoni scrive alla premier Meloni: “Servono risorse, non vincoli numerici”
Lettera aperta del sindaco di Prato Matteo Biffoni alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo l'annuncio che il Governo sta pensando di introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe
Gentile Presidente Meloni,
io la capisco: si avvicina la campagna elettorale e lei ha bisogno di motivare un pezzo del suo elettorato. La capisco, anche io ho percorso tanti chilometri su questa strada e conosco le regole del gioco. Ma non dimentichi mai che lei è la Presidente del Consiglio e le sue parole hanno un peso specifico che si riverbera sull’intero territorio nazionale. Per questo ho letto con grande attenzione le sue recenti dichiarazioni in merito all’intenzione del Governo di introdurre per legge un tetto massimo di studenti stranieri per classe e mi sento in dovere di scriverle.
Da Sindaco di una città come Prato — realtà dinamica, produttiva e straordinariamente complessa dal punto di vista demografico e sociale — avverto il dovere istituzionale di rivolgermi a lei per offrirle uno sguardo calato nella realtà concreta dei nostri territori.
A Prato la presenza di studenti non italiani supera di gran lunga la media nazionale dell’11,6% e, in diverse scuole dell'infanzia e primarie del nostro comune, il tetto del 30% è semplicemente inapplicabile. Rispettare un limite rigido imporrebbe due alternative parimenti insostenibili: negare il diritto allo studio a bambini residenti nel nostro comune o costringere famiglie ed educatori a complessi trasferimenti verso plessi distanti chilometri dalle proprie abitazioni, minando il principio fondamentale della scuola di prossimità.
Se il Governo vuole veramente occuparsi di scuola e di integrazione deve impegnarsi a risolvere i veri problemi che affliggono la nostra comunità. A Prato l'indicatore di dispersione e ritardo scolastico si attesta intorno all'11%, posizionando la città tra quelle con i valori più alti a livello nazionale, con una stima di oltre 500 giovani che lasciano la scuola ogni anno senza completare il percorso o conseguire un titolo superiore. A questo si aggiunge il fenomeno specifico di circa 300 minorenni residenti che non risultano mai stati iscritti ad alcun istituto scolastico (di cui quasi il 75% di nazionalità cinese) e una carenza di competenze di base per cui quasi 1 studente su 2 conclude il ciclo delle scuole medie senza raggiungere competenze alfabetiche adeguate negli standard nazionali.
La scuola pubblica non ha bisogno di vincoli numerici ma di strumenti concreti e risorse che permettano di gestire l'integrazione con competenza e serenità. Compito del Governo è quello di fornire alle istituzioni scolastiche e agli enti locali gli strumenti ed i fondi per governare i processi di integrazione.
Per affrontare e superare con successo questa complessità abbiamo bisogno di risposte strutturali e risorse adeguate: significa quattrini veri, soldi veri da investire negli edifici scolastici e soprattutto nelle persone. In una realtà come quella di Prato servono insegnanti specializzati nell'insegnamento dell'italiano L2 per i ragazzi neo arrivati sostenuti da mediatori linguistico-culturali pronti a facilitare il percorso didattico. Servono figure come gli “educatori di corridoio” e progetti mirati per inserire facilitatori nelle classi, affinché si possa stabilire un canale di comunicazione costante e proficuo con le famiglie d'origine.
Creare frammentazione o, peggio ancora, esclusione, fa venire meno la missione civile ed educativa della scuola: formare i cittadini di domani. Crediamo che l'obiettivo di fondo per chi governa debba essere quello di accompagnare gli studenti (tutti, nessuno escluso) nel percorso di cittadinanza rendendoli parte attiva della comunità, perché è solo investendo sull'inclusione che si fa crescere l'intera società.
È un investimento strategico sul futuro del Paese di cui non ha bisogno soltanto Prato, ma l'intero sistema nazionale. Lo chieda ai miei colleghi di Brescia, Piacenza, Parma, Mantova, Modena. Trasformare l'aula scolastica in un luogo di vera integrazione non è una questione locale o di emergenza, ma la chiave per costruire un'Italia più forte, unita e consapevole.
Allora Presidente, venga a Prato. Non in campagna elettorale, ma come Presidente del Consiglio, vorrei mostrarle quanto la sua proposta sia inapplicabile e non utile al futuro di questo Paese.
Matteo Biffoni
Sindaco di Prato
gc
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